Il Fotografo non è una ditta di servizi

T empo fa ho letto sul blog di Edoardo Agresti un suo pensiero su come la fotografia di matrimonio sia stata da sempre considerata una fotografia di serie “B” rispetto agli altri generi di fotografia. Condivido in pieno il ragionamento secondo cui nella storia della fotografia l’assenza di una “scuola” di riferimento ha causato una sorta di non-considerazione nei confronti della “wedding photography”. Di sicuro, a dir poco orrende, oggi, le fotografie, che sui vari social network raffigurano sposi a cavallo su presunti unicorni o pseudo rivisitazioni de “I Viaggi di Gulliver” con lo sposo che tiene sul palmo della propria mano la sposa miniaturizzata, non possono che alimentare, anche giustamente direi, l’idea di dequalificare la fotografia di matrimonio. L’avvento del digitale e della camera chiara, poi, hanno facilitato lo sfogo mentale per la creazione di tali immagini di discutibile gusto. Queste, tuttavia, sono solo esempi estremizzati di ciò che viene realizzato. Basti pensare a ritratti raffiguranti sposi che si toccano con la mano: il mento, il braccio, la guancia come se questa parte del corpo fosse dolorante o stesse per cadere. Comuni immagini che si trovano nel portfolio di un alta percentuale di fotografi. Immagini standardizzate, identiche tra loro, a volte, senza alcun dubbio, ben fatte: con la giusta luce, la corretta composizione ma: u-g-u-a-l-i, al punto che si fa fatica ad individuare l’impronta del fotografo che le ha scattate. Tutto ciò unito alla pessima cultura dell’immagine, che ormai in Italia la fa da padrona, hanno sortito un duplice aspetto. Da un lato il pensiero del cliente; dall’altro l’atteggiamento del fotografo. Il cliente, che non ha l’occhio del fotografo e che è assuefatto dal luogo comune della fotografia di matrimonio, pensa che il fotografo è solo colui che fa click, tanto poi le immagini saranno scelte da lui (sposo o sposa che sia) e che a limite: “tanto c’è photoshop!” Il fotografo, dal canto suo, dato per scontato che abbia la consapevolezza di un suo stile, di una sua personalità e di una sua idea di matrimonio, per paura di perdere il cliente, soprattutto in un momento di crisi e di concorrenza sleale come quella che stiamo vivendo, mette in secondo piano la sua progettualità e lascia fare al cliente. (Nel caso in cui il fotografo è solo uno dei tanti che si spaccia come tale, non è il caso neanche di parlarne).

Cosa accade quindi? Il cliente non guarda l’insieme delle foto come il racconto della propria giornata: un racconto strutturato con un inizio, un corpo e una fine; ma come una serie di immagini singole messe una dietro l’altra. Il fotografo, a seguire, lascia libero il cliente di scegliersi le foto, cestinando la propria visione e idea del racconto del matrimonio. Il risultato sarà un album con un’accozzaglia di immagini senza senso, più o meno belle, messe in sequenza, sconcatenate l’una dall’altra. Non ci si deve lamentare quindi se la fotografia di matrimonio è considerata di serie “B”, poiché ad alimentare questo luogo comune è proprio la categoria dei fotografi che ha un errato approccio nei confronti del cliente. E’ necessaria una restaurazione del rapporto Cliente-Fotografo. Se si ha la consapevolezza di poter esprimere qualcosa in più e di essere sicuri del proprio lavoro, è opportuno come prima cosa informare il cliente della propria progettualità e modus operandi; in seguito è giusto chiarire con il cliente che non sono le singole foto a fare un bel lavoro, ma l’intera ordinata, pensata e strutturata sequenza di immagini. Il fotografo di matrimonio deve essere Photoeditor di se stesso, non può delegare questo delicato compito a chi non ha le conoscenze per farlo, poiché la scelta delle foto non è cosa da poco. Non bisogna essere assoluti. Ovviamente si può trovare un compromesso, ma il fotografo non può e non deve stravolgere l’idea del proprio lavoro.

Qualcuno ha mai detto a Michelangelo quali immagini dipingere e come all’interno della Cappella Sistina? Al di là delle provocazioni 😀 e con tutta umiltà, il fotografo, grazie alla sua formazione ed esperienza è il solo che alla fine potrà decidere come ottimizzare il proprio lavoro. Il fotografo non è una ditta di servizi! Nessuno ha la presunzione di dire al falegname come si costruisce un tavolo, o dove mettere un pezzo di legno piuttosto che un altro all’interno di un mobile; il fotografo, che NON è solo colui che fa click, deve progettare per tempo il proprio lavoro, confrontarsi con il cliente prima della messa in opera ed infine ultimarla avendo una consapevole visione di insieme.

Altrimenti:

1) Perché affidarsi ad un professionista?

2) Dov’è finita la sua professionalità?