E se Niepce si fosse dato all’ippica!?

Quotidianamente siamo sommersi da fotografie. Blog, forum, social sono strapieni di immagini fotografiche. Il digitale ha agevolato lo scatto e la condivisione dello scatto. Con una reflex digitale ci si sente più sicuri, la fotografia la si vede immediatamente! E poi più costosa è la macchina fotografica, migliore è il risultato fotografico che si ottiene.

Un buon mezzo serve, si: ma non è tutto!

Ciò che conta, in primis, è la mente di chi pensa la fotografia. La pre-visualizzazione, come scriveva Ansel Adams, il vedere prima la fotografia che si vuole realizzare, è una caratteristica fondamentale per l’occhio del fotografo. Oggi, chiunque è in grado di scattare immagini convenzionali, simili a cartoline ricordo della città che si è appena visitata; ma chi è in grado di raccontare la storia del proprio viaggio in 10 o 15 fotografie senza cadere nel banale o nel già visto? La sintassi e la grammatica del fotografare ormai sono completamente rivoluzionate. Se non si riesce a comprendere questo si finirà soltanto per produrre fotografie omologate, una fotocopia dell’altra: pubblicarle su Facebook e ricevere 1000 mi piace da amici, o presunti tali, che apprezzano soltanto un’immagine stereotipata e abitudinaria.

Bisogna pensarla la fotografia.

Non importa scattare 100 immagini in un minuto, meglio scattarne una in un’ora, ma che abbia un contenuto, un pensiero. L’importante è che la Bella Fotografia (con “B” e “F” maiuscole) racconti e trasmetta.

Si fa risalire la nascita della fotografia al 1826, data che combacia con uno scatto realizzato da J. Niepce e si pensa fosse il primo scatto fotografico. Da allora la fotografia ha subito un’evoluzione-rivoluzione di enorme entità. Sono i cambiati i supporti: bitume di giudea, dagherrotipi, pellicola ad alogenuri di argento, ccd, cmos; è cambiato il modo di approcciarsi al mondo della fotografia; ma la macchina fotografica, alla fine, è rimasta sempre la stessa: una camera oscura su cui regolare: Tempo di scatto, Sensibilità e Diaframma. Triade indivisibile!

Fotografare è qualcosa di così bello, strutturato e complesso allo stesso tempo; è un dialogo fra mezzo meccanico/elettronico e mente dell’uomo; un contrasto tra ciò che vede l’occhio umano e ciò che vede la macchina fotografica; una lotta tra il dinamismo ed elasticità della mente contro i limiti fisici del mezzo fotografico stesso. Già, perché spesso gli automatismi delle moderne macchine non agevolano, anzi mettono i bastoni tra le ruote. Se tutto questo unito alla ricerca, allo scopo, al pensiero e al progetto, si sono ridotti ad un effimero click, forse sarebbe stato meglio che Niepce nel 1826 si fosse dato all’ippica!

Questo pensiero non vuole essere una condanna, ma uno stimolo a fare meglio ed essere sempre critici di se stessi. Sembra di vivere in un epoca in cui anni di storia, tecnica e linguaggio della fotografia siano stati cestinati, come se non servissero più a nulla, o meglio come se fossero utili solo ai radical chic per fare sfoggio di cultura. Pensiamo per un istante se ci fosse una macchina che automaticamente guarisse dai malanni, proveremmo a sostituirci ai medici?!

Quindi, è opportuno agire con cognizione di causa e iniziare a “pensare differente” (parafrasando qualcuno), e a quel punto magari si può realmente ringraziare Niepce di avere fatto una scelta diversa dal dedicarsi all’ippica.